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Eventi 2019 > Benvenuti in Paradiso

03/05/2019





Il Varese Chapter va in paradiso attraversando l’inferno.

 

 

Come angeli caduti, precipitati sulla terra perché troppo orgogliosi ed ambiziosi per rimanere sudditi in Paradiso, cavalchiamo le nostre creature americane attraverso un inferno che ci siamo scelti perché, in fondo, parafrasando il credo del miltoniano Lucifero- “meglio regnare all’inferno che servire in Paradiso” -  per noi è meglio attraversare l’inferno in moto che poltrire in paradiso!

Ci vuole certo qualcosa di incredibilmente affascinante ed attraente per convincere un manipolo di discendenti di Adamo ed Eva ad affrontare le strade malnate che dovrebbero portarci, riportarci, al paradiso perduto attraversando epiche peripezie lungo una lingua d’asfalto che collega i nostri tranquilli focolari domestici ad un agognato paradiso terreno localizzato, si narra, sulla costiera amalfitana, su un blocco tufaceo meravigliosamente affacciato sul Mar Tirreno, nella parte meridionale del golfo di Napoli: Vico Equense, sede dell’evento H.O.G. denominato, appunto, “Benvenuti in Paradiso”.

Si dice che la strada per l’inferno sia lastricata di buoni propositi, a noi del Varese Chapter questa volta basterebbe che la nostra strada fosse almeno lastricata.

Da nord a sud percorriamo strisce di terreno asfaltato e mai manutenzionato, tratti di strade romane pavimentate al tempo degli imperatori e mai più riparate: ne sa qualcosa chi per avere incontrato una voragine stradale a Roma è stato costretto a lasciare il suo bicilindrico presso il locale concessionario Harley-Davidson.

A Roma, già capitale di un Impero, giungiamo in 21 soci, bagnati ed affaticati dopo ore di pioggia lungo tutto il nostro percorso; ma il disagio dura il tempo di una doccia calda nell’accogliente albergo sito lungo l’Appia Nuova che ci ospita per la notte del venerdì.

Proveniamo da un paradiso che abbiamo perduto perché assetati di conoscenza ed affamati di vita vera, facile quindi per noi abbandonarci alle tentazioni terrene che il XIII rione di Roma, Trastevere, offre a chi, come noi, lo raggiunge affamato ed assetato.

Sotto un cielo bigio, ben chiusi negli indumenti più caldi a nostra disposizione, attraversiamo l’intreccio di vicoli , piccole piazze rionali e grandi spazi che improvvisamente si aprono nel cuore pulsante di Roma. Trastevere è accogliente, calda, festosa anche sotto una leggera pioggia che amplifica il romanticismo che la Città Eterna ha sempre esercitato sul turista attento, ascoltiamo dell’ottima musica a piazza Trilussa, ci inebriamo dei profumi della cucina romana che in questo rione trova una delle sue più alte espressioni, passiamo di fronte a vecchie hosterie che hanno conservato la sede immutata nei secoli e che trasudano di storia e raccontano storiacce di borgata, ci affacciamo agli ingressi di rinomati locali quali “La parolaccia”e “Tonnarello”; raggiungiamo infine la nostra meta per la cena: il ristorante “Antico Carlone” dove la carbonara è un’istituzione sin dall’800, come recita un’azzeccatissima recensione.

All’interno di questo locale, a conduzione famigliare da diverse generazioni, siamo serviti della più verace cucina romana da un cameriere quasi ottuagenario, orgogliosamente trasteverino, con un’energia vitale che all’alba della mezzanotte un po’ gli invidiamo.

La carbonara è un tripudio di sapori perfettamente miscelati; la cacio e pepe lascia un gusto persistente in bocca che solo un discreto numero di sorsate di sincero vino rosso locale può attenuare; la pasta alla Amatriciana è semplice e decisa nel suo carattere popolare. Seguono l’abbacchio e la coda alla vaccinara e, per finire, un dolce che ci stupisce per la bontà nella sua estrema semplicità. Sazi e soddisfatti riguadagnamo l’uscita e ci immergiamo in una piovosa notte romana che si conclude nelle calde stanze dell’albergo.

Il mattino del sabato è ovviamente piovoso e freddo e le strade che ci apprestiamo a percorrere non sono mediamente in condizione di sopportare la quantità di acqua che Giove Pluvio ha destinato alla delegazione del Varese Chapter che, comunque, deciso punta le forcelle verso Napoli e la costiera amalfitana: il nostro agognato paradiso terreno, così almeno dovrebbe essere.

Percorriamo, sempre sotto la pioggia, il lungo tragitto autostradale che si conclude a Castellammare di Stabia, ridente cittadina compresa tra la zona vesuviana e la penisola sorrentina, accolta in una conca del golfo di Napoli.

Il percorso per riconquistare il paradiso perduto è certamente costellato di difficoltà da superare per scontare il nostro peccato originale ma più che una pena la nostra assomiglia a quanto di più vicino possa esserci ad un calvario motociclistico.

Il manto dei 5 Km di strada che ci separano dal nostro albergo e che percorreremo in circa un’ora è un susseguirsi di buche, aperture, squarci, avvallamenti, depressioni, uniti da tratti di asfalto ammalorato che termina, ai lati della strada con profondi canali. Piove, piove ancora e lo capiamo ammirando un locale in sella ad un motorino, senza casco, con l’ombrello aperto tenuto saldamente nella mano destra mentre ci supera a velocità siderale schivando ovvero planando sullo stesso manto stradale devastato che noi percorriamo a passo d’uomo.

Rischiamo di scivolare più volte e qualcuno di noi cade ma prontamente si rialza e rimonta in sella col supporto del gruppo dei Soci che, come un manipolo di guerrieri, nelle difficoltà si stringe a coorte ed oppone fiera resistenza. L’epica della giornata si concluderebbe con l’arrivo al caldo giaciglio ma, come in ogni saga che si rispetti, ecco l’ostacolo finale che la sorte riserva: l’albergo è i cima ad una ripida salita, viscida per la pioggia, con doppio tornante e macchine parcheggiate su entrambi i lati della stradina.

Anche questa volta raggiungiamo l’agognata camera e la rigenerante doccia calda.

Il tratto di strada che congiunge Castellammare di Stabia a Vico Equense, sede dell’evento, è parte della SS 145 che  disegna il periplo  della meravigliosa penisola tra i golfi di Napoli e Salerno: questa lingua di discreto asfalto è ricca di curve da percorrere senza fretta, è stretta e tortuosa, merita una guida attenta, lenta, quasi contemplativa per la rara bellezza dei panorami che offre. La costiera presenta strapiombi verticali con case arroccate, torri circondate da oleandri, limoni, olivi a disegnare quella cartolina degna del nostro immaginario.

L’incontro con i soci del Vesuvio Chapter HOG, organizzatore dell’evento, avviene nella cornice della marina di Equa impreziosita dal rinomato stabilimento di Murrano Mare che si protende verso il mare per oltre 100 metri di struttura pensata e realizzata per un intrattenimento di alto livello.

Il programma della serata ha già sofferto delle avversità meteo che hanno causato defezioni, ritardi, cambi di programma ma la volontà di tutti è quella di fare festa anche giocando a schivare le gocce di pioggia che, comunque, non ha spaventato più del dovuto i soci del Vesuvio Chapter il cui calore nell’accoglienza compensa il fresco autunnale della serata.

Tutti noi, reduci da viaggi che scopriamo essere stati variamente funestati da una serie epica di sfortune ed incidenti di vario tipo, ci ritroviamo improvvisamente all’estremità del lunghissimo pontile dello stabilimento che ci permetterebbe di godere di uno spettacolare tramonto con lo sfondo del Vesuvio ma, per questa sera, il vulcano simbolo di Napoli e di questo tratto di costa campana, sembra non volersi mostrare, avvolto come è da una fitta coltre di nubi; ne avvertiamo comunque la presenza come di fronte ad una potente divinità che si nega alla vista del comune mortale.

Se non fossimo tutti già preda di molte passioni, non ultima quella motociclistica, saremmo certo vittime di una sorta di innamoramento collettivo di fronte ad uno spettacolo come quello offerto dal golfo illuminato al tramonto.

La serata purtroppo non invoglia a restare all’aperto per cena e in molti scegliamo di rifugiarci nei caldi ed accoglienti locali della marina per deliziarci con alcuni dei capolavori della cucina che hanno reso giustamente famosa questa parte di Italia. Il vanto della cucina partenopea è l’invenzione della pizza che alcuni di noi scelgono di consumare in onore della tradizione gastronomica nazionale; altri si orientano sulla pasta con la varietà di salse a base di frutti di terra e di mare. Il pasto termina, anche per i soci a dieta, con la pasticceria simbolo di questa terra: babà, sfogliatelle e pastiere, il tutto annaffiato dall’immancabile limoncello.

Il palco montato al centro della piazza sembrerebbe destinato a rimanere isolato all’interno di  un’area pensata per accogliere molti ma attualmente pressoché deserta, se non fosse per l’incredibile energia sprigionata dal complesso musicale che domina il palco bagnato dalla fine pioggia che tormenta la serata.

Tutti gli elementi della band “Quisisona” meritano una menzione speciale per la capacità di trasformare una serata fiacca in un evento memorabile, in particolare la cantante del gruppo sembra attingere energia direttamente dal vulcano dato che , come la temibile montagna, è in grado di investire tutto con una forza incredibile, in grado comunque di infondere calore a corpi di stanchi ed infreddoliti biker che improvvisamente si trovano a ballare al ritmo di brani della storia della musica popolare napoletana.

Ecco l’Activity Officer, con le sue numerose primavere, scatenarsi in una coreografia degna della Raffaella Carrà degli esordi in uno dei brani che hanno reso famosa la suddetta  soubrette. Poco distante, sull’altro lato  della piazzetta, alla base del palco, un Secretary Officer si sgola seguendo il testo di “ 'O surdato ‘nnammurato”, al suo fianco una Lady che, in perfetta sincronia con la musica, balla una struggente canzone di Pino Daniele. Il mondo Harley-Davidson rappresentato in questa piazza si ritrova ancora una volta perfettamente amalgamato, nelle sue diversità, in un raro insieme di gioiosa condivisione.

Mentre un lungo trenino di Chapter Member si snoda sotto il palco, la delegazione del Varese Chapter guadagna l’uscita accompagnata, nel buio della fresca nottata partenopea, da una possente voce femminile che ci ricorda che “ ll'aria fresca pare già na festa” e “che bella cosa na jurnata 'e sole”.

La fresca alba della domenica preannuncia una giornata fredda e piovosa che non turba più di tanto i Soci del Varese che si sentono a casa in questo clima “stranamente prealpino”. Abbandonati sul fondo del bagaglio, gli indumenti estivi, che non vedranno la luce durante questo run nella terra del sole, sembrano occhieggiare tristemente al biker intento a collezionare quel poco di abbigliamento caldo che ha con sè, per fortuna o esperienza. La nostra è più una vestizione da Hog Inverno che da run primaverile ma, all’ora prevista per il bottone, tutti siamo pronti ai nostri mezzi. Le moto, ancora bagnate dalla pioggia della notte, guadagnano l’uscita ripercorrendo la ripida discesa che porta alla trafficata statale sottostante: uno dopo l’altro i Safety addetti a controllare e regolare l’immissione del Chapter sulla strada vedono passare i bicilindrici della delegazione, ne manca però uno che non parte a causa di un guasto alla frizione. Mani esperte e motociclisti volenterosi si mettono all’opera, in questa domenica mattina, per risolvere il problema che, alla fine, appare però più complesso di quanto sia gestibile nelle condizioni attuali. La seconda moto è costretta quindi ad abbandonare il gruppo che, però, non perde l’equipaggio perché, trasportato il mezzo dal concessionario più vicino e noleggiata una macchina, si riunirà al gruppo nell’arco di poche ore.

Le forcelle delle nostre moto puntano ad Est- Nord Est, lungo la ancora piovosa via del ritorno che prevede una sosta in terra umbra, percorrendo la strada statale 3bis Tiberina il cui storico tracciato imbocchiamo all’altezza di Terni.

La statale Tiberina, anche nota come E45, disegna uno spettacolare percorso che collega la valle del Tevere a quella del Savio, in terra di Romagna, costituendo importante corridoio tra queste regioni per la mobilità di persone e merci e di quest’ultima funzione l’asfalto a doppia corsia per senso di marcia presenta segni vistosi: avvallamenti, buche e detriti di ogni genere disseminati lungo la carreggiata. Questa parte di viaggio ci vede attraversare le terre care ai Francescani, costellate di borghi di grande fascino, castelli, chiese, abbazie disseminate lungo strade dolcemente sinuose che si distendono in un paesaggio in cui si alternano oliveti e vigneti a modellare i declivi.

I vestiti sono bagnati dalla pioggia ma gli occhi dei soci più sensibili alle bellezze del Creato sono forse umidi di grata commozione nell’ammirarne le misteriose architetture che tanto appassionarono ed esaltarono San Francesco. Del sublime intreccio tra gli elementi della terra e le umane vicende, in una relazione fatta ora di inimicizia ora di fratellanza complice, noi, stanchi pellegrini su due ruote, cogliamo solo l’aspetto più superficiale e facilmente ci abbandoniamo ai piaceri della vita accolti nei caldi ambienti dell’albergo-ristorante “Il Castellaccio” in località Piccione di Perugia. Poco riusciamo a cogliere della bellezza del panorama che ci si offre da questa  vera e propria terrazza panoramica sull’Umbria, nascosto com’è in gran parte da un fitto velo di foschia ed oscurato da nubi cariche di pioggia. Ci consoliamo, nonostante l’ora ormai pomeridiana, con le specialità culinarie umbre accompagnate da verace vino locale, servito senza parsimonia. Il tempo di una doccia rigenerante, un necessario cambio d’abito e, sotto la pioggia raggiungiamo il ristorante per la cena. Sarà la stanchezza, saranno le libagioni, sarà la bellezza dei luoghi che attraversiamo in questa serata molto autunnale ma, di tutto il meraviglioso “Cantico delle creature” mi sovviene dapprima “Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta” subito seguito, alla vista della ricca tavola imbandita che troviamo al nostro arrivo, da “Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba”, frutti di cui ci apprestiamo a cibarci in laute quantità con gioioso e fraterno spirito che, il poverello di Assisi non avrebbe disdegnato.

Stiamo bene insieme, noi soci del Varese Chapter, ed è sempre difficile la sera salutarci senza avere ancora speso del tempo a raccontarci e condividere storie di una vita che, in piccola parte, percorriamo uniti.

Il mattino del lunedì è ancora fresco e la giornata promette pioggia, ci rifocilliamo a dovere e ci prepariamo per questa nuova frazione di run tardo autunnale. Salutiamo calorosamente la coppia di Soci che ci raggiunge, ormai da anni, dalle terre d’Oltralpe e che percorrerà quest’ultima frazione di viaggio in solitaria lungo il versante tirrenico mentre il grosso della delegazione del Varese Chapter tenterà il rientro dalla costa adriatica scavallando l’appenino.

Il gruppo di moto, con al seguito la macchina della coppia di soci che ha dovuto lasciare la moto in Campania, si avvia col consueto ordine su strada verso il valico appenninico scelto, tra quelli possibili, per la minore altitudine e per il minor rischio di incontrare eventi meteorologici avversi.

Raggiungiamo al seguito del nostro Head Road Captain, attivamente coadiuvato dall’instancabile  Activity, il passo del Mandrioli: valico di crinale dell'Appennino tosco-romagnolo posto a 1173 m s.l.m., al confine fra l'Emilia-Romagna e la Toscana. Se fino a questo punto una fitta pioggerella ci ha accompagnato, col salire di quota nell’ascendere il monte Fumaiolo, le temperature calano bruscamente fino a valori di poco superiori alla zero e, le gocce che ci bagnavano i volti, si trasformano in aghi freddi di neve e ghiaccio.

Alla stazione di servizio all’imbocco del valico ci ritroviamo, improvvisamente immersi in un clima francamente invernale, a ricercare nel bagaglio qualcosa di asciutto e caldo da indossare per coprire meglio corpi che vanno rapidamente perdendo calore. Gli automobilisti, al caldo dei loro abitacoli climatizzati, sembrano quasi imbarazzati allo spettacolo di un manipolo di cinquantenni che gioiosamente si appresta ad affrontare strade che già, ai bordi, presentano neve.

Il gruppo, compatto, si avvia verso la cima del passo sotto una fine nevicata che ci abbandona, diversi chilometri più tardi, a quote quasi di pianura.

Conquistato il versante adriatico dell’italico scarpone ci immettiamo lungo la più sicura ma noiosa autostrada che, nell’arco di poche ore, ci riporterà in terra lombarda, verso la conclusione di questo lungo percorso di andata e ritorno dal paradiso passando per l’inferno.

È consolidata consuetudine che il Varese Chapter si riunisca poco prima di lasciare il percorso comune per i saluti e le foto di rito, una tradizione questa che nel tempo ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio rito conclusivo che ricompatta il gruppo - che a breve si scioglierà - in vista ed in preparazione di una nuova esperienza di vita in sella al nostro personale sogno americano.

Mi ritrovo, a questo punto stranamente solo, fermo ad un semaforo rosso in centro a Varese e devo sembrare piuttosto male in arnese a giudicare dagli sguardi degli automobilisti che mi si affiancano e che non trasmettono nulla di positivo a questo biker bagnato, sporco di fango e stanco in volto. Tra tante facce tra lo stupito e l’infastidito colgo, dietro un finestrino che lentamente si abbassa, il volto amico di un bambino in cui leggo stupore e meraviglia che mi rinfrancano come un potente tonico per lo spirito. Il finestrino viene rapidamente richiuso da un genitore ringhioso nel fondo dei cui occhi certo si è perso da tempo il divino bagliore che invece ancora brilla in quelli del figlio e del motociclista.

Spento il motore nel tepore del garage di casa mi ritrovo immerso in un innaturale silenzio dopo ore, giorni in cui il potente borbottio del bicilindrico mi ha accompagnato in ogni condizione di strada e di meteo lungo un viaggio d’inferno per raggiungere l’agognato paradiso terreno.

Come ne “Il Paradiso riconquistato”ogni cosa che era stata persa è destinata ad essere riottenuta: il caldo della casa e la tranquillità quotidiana; ma il motociclista non può restare troppo a lungo schiavo del suo paradiso domestico e, presto, deve rimettersi in sella scendendo la “scala per il Paradiso” (“Stairway to Heaven” - Led Zeppelin) ed imboccando la propria “autostrada per l’Inferno” di cui si sente padrone e sovrano.

“Living easy, living free

Season ticket on a one-way ride

Asking nothing, leave me be

Taking everything in my stride

Don't need reason, don't need rhyme

Ain't nothing I would rather do

Going down, party time

My friends are gonna be there too

I'm on the highway to hell”

(“Highway to Hell” - AC/DC)

 

 

Cosimo “Capitan Tornante” Mellone

Editor del Varese Chapter HOG

Locandina Benvenuti in paradiso



Ride To “BENVENUTI IN PARADISO 2019”

(dove è accaduto di tutto, ma tutto è stato superato con tanto divertimento, ora vi racconto...).

 

Partiamo venerdi mattina 3 maggio alle 6 dall’area di sosta Villoresi sulla A8, come facciamo di consueto per i lunghi viaggi.

Ci troviamo in 22 persone, 14 moto.

Il nostro passaggio è notevole: 14  Harley in autostrada non passano inosservate.

Prima sosta pranzo ad Arezzo, Monte San Savino.

Proseguiamo direzione Roma. 

Appena arrivati nella Capitale, facciamo conoscenza con le famigerate buche, infatti a Massimo accade l'inevitabile: rompe il cerchione della moto! 

Arrivati in albergo, per la serata chiediamo 3 navette, che ci portano a cena, in zona Trastevere.

I ragazzi sono allegri, Roma è stupenda: ogni vicolo, ogni angolo, ogni locale, ha un fascino particolare e tutto trasuda d'arte: la luce di stupore e meraviglia che si può cogliere negli occhi delle numerose etnie dei turisti, provenienti da tutto il mondo, lo conferma.

E vogliamo parlare della cucina romana?

In una famosa trattoria, abbiamo mangiato primi piatti  sublimi: carbonara, cacio e pepe, amatriciana, carciofi alla giudea, abbacchio...

La serata prosegue con numerosi brindisi, ottimo umore e tanta allegria! 

Il giorno dopo continuiamo il viaggio, direzione Napoli.

Massimo, purtroppo, è costretto a lasciare la sua moto a Roma, ma fortunatamente prosegue il viaggio con July.

Piove, la strada viscida mette a dura prova i nostri motociclisti: Nicoletta scivola, ma non si spaventa. Con grande sicurezza e naturalezza, riprende tranquilla il viaggio, e aggiungo...con grande padronanza alla guida.

La nostra Nico merita un apprezzamento speciale! 

Esausti arriviamo in albergo.

Prendiamo un'altra navetta per raggiungere la festa a Vico Equense.

Finalmente il cielo si rasserena e ci regala una bellissima cartolina del paese: è il primo della penisola sorrentina , ed è uno dei borghi ancora poco conosciuti dai turisti. Il mare, i colori e i paesaggi sono mozzafiato.

La Costiera è Patrimonio dell'Unesco, grazie a bellezze naturali e scorci suggestivi dove il tempo si è fermato; vividi colori del mare, inebrianti profumi di fiori e agrumi fanno pensare di essere...in Paradiso! 

Qui ci attendono i nostri Amici del Vesuvio Chapter.

Appena arriviamo  ci danno il benvenuto con un ottimo aperitivo sulla  spiaggia...corredato da un tramonto da film, colori spettacolari cangianti in continuazione (le foto immortalano momenti magici).

Durante la serata a qualcuno viene voglia di pizza, tutti insieme andiamo in pizzeria  di fronte al mare, non si poteva evitare di gustare una  delle specialità  della zona  più famose al mondo! 

Dopo le foto con Luigi, Director del Vesuvio Chapter e  i rappresentanti del nostro Direttivo, inizia la vera festa.

Naturalmente, con un gruppo musicale notevole, una cantante abile e trascinatrice, tutti sono invogliati a  ballare  e saltare. 

La festa finisce ed è tempo di tornare: domenica mattina partiamo, direzione Perugia.

Purtroppo Michele scopre che la sua moto ha un problema tecnico, non risolvibile nell’immediato: anche lui è costretto a lasciare la moto.

Fortunatamente riceve un'auto sostitutiva, che gli permette di proseguire il viaggio con noi: non ci scoraggiamo e sempre uniti, proseguiamo il viaggio per Colfiorito  in Umbria.

Siamo all’ultima tappa del nostro fantastico viaggio: per la cena ci viene a prendere uno scuolabus giallo, potete immaginare le risate  e le battute ...a non finire.

Giungiamo al ristorante "La Loggia Dei Portali": un posto davvero incantato, immerso nella natura, pieno di opere uniche, collezionate negli anni dal Signor Rosati. Colonne, archi, portali e camini inestimabili ci proiettano magicamente nel passato..

Lunedì mattina grande rientro: ci accompagna freddo invernale, pioggia e...neve.

Nonostante le numerose avversità e vicissitudini, i 1850 km percorsi ci uniscono ancora di più!

Ritorniamo al Villoresi tutti insieme felici e contenti: la voglia di divertirsi con un grande gruppo, e grandi motociclisti, è stata così forte da superare ogni ostacolo.

Un complimento speciale alle donne che hanno guidato: July e Nicoletta, siete fortissime! 

Un ringraziamento  a Aurelio che ci ha guidato e a Sussurro per le location, a July, la nostra fotografa, e a Cosimo per l'assistenza.

Appena tornati e abbiamo già voglia di ripartire!

Un Harley e un Chapter come il Varese...e non si ha più voglia di fermarsi! 

 

 

Vs. Rosy Cuffaro

Socia Varese Chapter, The Adrenalin Pushers Crew

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