2° Giro del ghiro
Ciao sono Paride.
Consentitemi in primo luogo di salutare tutti coloro che domenica 22 marzo hanno partecipato al secondo Giro del Ghiro. Avrei voluto farlo personalmente prima di andarmene, ma, vuoi il grande numero di partecipanti, vuoi che a un certo punto chi era al ce…, chi cercava di raggiungere un caffè a cui affidare l’arduo compito di scuoterlo dalla compagnia di Bacco, chi lottava strenuamente per un pugno di mosche da mettere nella sambuca, ecc…mi ci sarebbe voluto veramente molto e poi, alla fine, avrei comunque dimenticato qualcuno.
Non ho intenzione di fare la cronistoria della giornata, lascio il compito ad altri, ma vorrei fare una serie di riflessioni, naturalmente personali, senza avere la pretesa che esse costituiscano la Verità, ma con la speranza che il mio pensiero possa essere condiviso da altri.
Quello di domenica è stato un gran momento di amicizia. Ho percepito quello che, secondo me, è lo spirito che ci deve accomunare: la voglia di stare insieme, di incontrarsi, di conoscere nuove persone, di ridere e scherzare, di condividere assieme nuove emozioni e di gioire per qualcosa che può sembrare effimero, ma, che comunque è così emozionante…”possedere una moto”…
E’ per questo che voglio ringraziare tutti i Chapter che hanno partecipato così numerosi e soprattutto il mio Direttivo: bravi ragazzi, secondo me è questa la strada da perseguire, una strada che porta alla partecipazione e all’organizzazione di eventi con gli altri Chapter.
La mia seconda riflessione è sulla parola biker, che in più di un’occasione ho sentito usata a sproposito. Secondo il mio punto di vista, un motociclista, il cosiddetto biker, non possiede per forza una Harley Davidson® ma due ruote, un motore e, di questi tempi, bisogna aggiungerci un cambio, un cambio di quelli da prendere a calci, che decidi tu quando vuoi buttare dentro o togliere una marcia: questa è l’essenza di una moto, chi la cavalca è ”il biker”!
Non ci sono marche che ci dividono, carburatori, iniezioni, o, restando nel mondo Harley®, modelli, perché, ho sentito anche ritenere delle Harley® più Harley® di altre, ci sono sempre solo e soltanto quelle maledette/benedette due ruote. Personalmente ho gran rispetto e stima per quei biker che incrocio nei corti pomeriggi invernali, quando fa veramente freddo, quando anche gli orsi restano nelle loro tane e non mi interessa che moto stiano guidando, questi sono quelli veri, quelli temerari, quelli che non guardano le previsioni del tempo, quelli che non devi chiedergli l’acconto, perché, tanto, qualsiasi tempo ci sarà, saranno lì, presenti, maledicendo il meteo, ma con il dito pronto sullo starter.
Avendo visto tante facce nuove mi è tornato in mente com’ero quando mi sono fatto l’Harley®, quindi ho sentito la voglia di fare questa riflessione, non con la pretesa di voler insegnare qualcosa o di voler muovere critiche a chi non vive la moto come me. Ho solo la speranza che anche questi nuovi soci possano iniziare un percorso simile al mio, che tra l’altro non ritengo terminato, lasciandosi guidare da quella passione che ci batte forte nel cuore e che non ci fa dormire quando siamo in prossimità di una partenza per qualche run di un centinaio od un migliaio di chilometri.
Quando ho comprato la mia prima Harley Davidson® (non molto tempo fa, nel 2004), l’ho fatto per poter dire <>, per farmi guardare quando passavo ed i raduni e le uscite avevano lo scopo di raccogliere quante più pin e patch possibili da attaccare sul gilet per far vedere a quanti run avevo partecipato.
Poi grazie al mio H.O.G.® Chapter e ad una persona che di chilometri sulle spalle ne ha tanti, ma tanti (anche se qualche volta non siamo sulla stessa lunghezza d’onda!), Aurelio (grazie Aurelione!), ho imparato che l’importante non è apparire ma essere, perché se sei uno che si fa il culo quadro sulla sella, anche se non hai addosso le fantomatiche pin o patch, in qualsiasi posto dell’Italia o dell’Europa arriverai ci sarà qualcuno che ti riconoscerà e che ti rispetterà per quello che sei e non per quello che sembri.
Quindi ragazzi, lasciate che il vostro Amore per quel Ferro che cavalcate e per il marchio che porta vi trascini a diventare dei “biker” e sicuramente ci troveremo presto sulle strade di chissà quale nazione a berci una birra fresca e a passare una serata a raccontarci dei nostri viaggi. Può sembrare poco, ma, vi garantisco, che sono emozioni uniche che ti restano per tutta la vita.
In Danimarca mi è capitato di passare alcune ore con due svedesi che parlavano solo inglese, capivo una parola su dieci, ma, la gestualità, l’amore per la moto e, probabilmente, una bella mano ce l’ha data la birra, soprattutto a loro, ci ha fatti capire…Lo stesso vale per un portoghese conosciuto per la prima volta a Saint Tropez e rincontrato altre volte durante il 2008: ora quando ci si trova partono baci e abbracci, ohhh, ma di quelli veri, come se ci conoscessimo da sempre. Ecco, questa è la magia che ci regalano le nostre moto, questo è lo spirito che deve muovere il nostro mondo, non può esserci lingua o nazionalità o modello di moto a dividerci, abbiamo qualcosa di grande che ci unisce: due cilindri che ci battono nel petto. Sta a noi lasciarli parlare, tutto il resto verrà da se…
Scusate se ne approfitto e mi dilungo ulteriormente, ma un grazie lo vorrei rivolgere anche alla mia Mototopa, al sacrificio che ha fatto quando ha appoggiato per la prima volta le chiappe sulla sella della mia moto, al coraggio che ha avuto quando l’ha fatto sulla sua, alla grande passione che gli è cresciuta nel cuore; pure lei ha iniziato il mio stesso percorso, anche se da ancora troppa importanza ai simboli, ma è in gamba e si farà…
Comunque sia, resta il mio orgoglio e costituisce un’altra prova dei miracoli che può fare una passione così grande.
Il Vichingo
Socio (attivo!!!) Varese H.O.G.® Chapter
P.S.: Se lo leggesse un’insegnante di lettere, mi direbbe che sono andato fuori tema. E’ vero, ma, i sentimenti mi hanno preso la mano…quindi, se vi andrà di leggerlo, il titolo decidetelo voi…
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