Seleziona un anno :
|2010|
|2009|
|2008|
|2007|
|2006|
|2005|
|2004|
BUON COMPLEAANO VARESE CHAPTER!!!!!!
WILLY RUN
FAAKER SEE (LOURDES SEE)
LADIES WITH WHITE GLOVES RUN
III° RUN DEI 2000
VII° DAL TRAMONTO ALL''ALBA
PARTY IN V RUN (Legnano Chapter)
V°INSUBRIA RUN
II° RUN DEI MILLE
SWISS 500 MILES
UNA DOMENICA BESTIALE
II LEGEND ON TOUR (FRANCIACORTA)
EURO FESTIVAL
VII CHIANTI HILLS
GIRO AL CROTTO A PORLEZZA
LEGEND VARANO
A VOI BIKERS
LA PEZZA
II GIRO DEL GHIRO
II GIRO DEL GHIRO (i preparativi)
DEDICATO ALLE LADIES....
IL PISTONE
WELCOME 2009
CARO SOCIO TI SCRIVO
RINGRAZIAMENTI BENEFICIENZA 2008
RACCOLTA FONDI 2008
|
Varese Chapter » Articoli » FAAKER SEE (LOURDES SEE)
| Articolo inserito il 27/settembre/2009 |
LOURDES SEE 2009 11-12-13.09.09
Hi Bikeresse, hi Biker, spacciatore di adrenalina, guardia di porta e artista di corte, cantore delle gesta del Varese son qui di nuovo a inchiostrare fogli per tradurvi e trasmettervi emozioni…
Spero di farvi, comunque, cosa gradita se questa volta cedo carta e penna, molto volentieri, ad una persona che Socio ancora non è; fa fatica ad ammetterlo, probabilmente la compagnia di una Vergine di Norimberga o di una Sedia della Strega aiuterebbe a raccogliere una sua confessione, ma, credetemi, l’Harley® Attitude and Raw Power incomincia a scorrergli copiosa nelle vene. Proviene dal mondo dei sciuscia manubri e dal mondo del mototurismo alla tedesca, ha appena conosciuto questo strano mondo e ha deciso, pazzo, di iniziare curiosando tra gli stand e le genti del popolo del Faaker…Per una volta penso possa essere interessante sentire ciò che percepisce una persona che si accosta al mondo Harley® per la prima volta. Non siate frettolosi nei giudizi, tralasciate qualche lieve inesattezza, godetevi la genuinità delle sue osservazioni, aspettate, alla fine vi risulterà veramente simpatico!
Solo un’osservazione: questa dodicesima edizione della European Bike Week ci colpisce per una decina di sfighe occorse al gruppone una dietro l’altra, niente sosta se no ci si rilassa eccessivamente (da qui il titolo!) e per una veloce costatazione inerente al fatto che il casino, forse divenuto eccessivo via via negli anni, afferente born out, alcool e tette al vento è scemato fino a raggiungere percentuali omeopatiche. Giusto? Sbagliato? Ciò che è certo è che la Polizei è presente e dicono stanghi di brutto…
Nonostante ciò ci siamo divertiti e parecchio!
Vi lascio alle parole di Luca e ai suoi scatti…
Lo scorso venerdì sono partito per Faak Am See alla ricerca di riders. Faak è un delizioso paesino austriaco in mezzo ai boschi vicino ad un laghetto dove ogni anno si tiene il più grande raduno europeo di Harley Davidson®, le famose motociclette americane. Un viaggio di 600 km che avevo una gran voglia di intraprendere con la mia 883 di appena 3 mesi di vita. Ma non son mica partito per andare a vedere altre Harley® o conoscere altri appassionati di Harley®. No. A me le Harley® non piacciono. Non mi sono mai piaciute queste moto tecnicamente ferme agli anni 50 che non vanno forte, non frenano, non piegano, fanno un casino per nulla e sono scomode. Mi piace solo la mia, che non va forte, non frena, non piega, fa un po'' di casino per nulla ed è scomoda. E non ho ancora capito perché mi piace. O forse l''ho capito ma non ho voglia di dirlo. La questione è che volevo scoprire se tra questi harleysti ci sono dei riders. E non lo so mica spiegare cosa vuol dire cercare dei riders, però io li cerco sempre nella vita e quando li trovo me ne innamoro. Chiariamo subito che non è mica una cosa legata alle moto. Il rider forse è quello fuori dagli schemi, e mica ci vuole per forza una moto per inoltrarsi su quelle strade. Fatto sta che io son partito per cercarne qualcuno a Faak e ci sono andato con l’H.O.G® Varese Chapter, cioé il "club" di harleysti di Varese. Tutti con lo stesso giubbotto di pelle con scritto sulle spalle "Varese Chapter", i più tosti hanno in aggiunta anche "Life Member" e son pieni di spille e di patch, ovvero toppe attaccate al giubbotto. Dato che ogni spilla e ogni patch è legata a un evento, a un viaggio, si capisce subito a colpo d''occhio chi sono i più tenaci. Siam partiti in una ventina di moto e devo ammettere che viaggiare in un gruppo così numeroso ha il suo fascino. La gente si gira a guardare la fila di moto quando passa e romba. E poi son tutti ordinati. Raffy è il boss e sta sempre davanti. Ha un''Harley® che ti rimane impressa con il suo manubrio alto e il serbatoio color panna. A me tutte le Harley® sembran piuttosto uguali, ma quella del Raffy la riconoscerei tra mille. Tutti si affidano a lui e stanno attenti a cogliere i suoi segnali. "In fila per uno". "In fila per due". "Girare a destra". "Fermarsi". Siam sempre lì tutti attenti a cogliere quelle braccia alzate, tutti belli ordinati. Ad aiutare il Raffy ci sono i "safety", ovvero dei volontari che controllano il gruppo. Come Paride il Vichingo, biondo e alto proprio come un nordico che quando arriva senti prima Jimi Hendrix che suona dalla radio della sua moto e che va avanti e indietro nella fila e si assicura che non ci siano problemi. Ma quando si viaggia così numerosi i problemi è probabile che capitino. E così si ritarda perché "bauletto Givi" (ha un bauletto da scooter sulla sua Harley®) investe la Betty di fronte perché non fa in tempo a frenare. E così ci si ferma ad aspettare "Capitan Costina", che rimane indietro perché ha un passeggero e non si fida ad andare a 120 Km/h. E così succede che mi fermo ad aiutare Ugo-quello-col-sigaro, perché anche alle Harley® grosse che han l''autoradio può capitare di prendere una buca e staccare una candela, con conseguente surriscaldamento della marmitta (a recuperare il gruppo tirando a 190 però io mi son divertito un sacco, lo ammetto). Capita che inizia a piovere e Tiziana scivola e si fa male di brutto a un polso. Capita che Capitan Costina perde le chiavi del blocca-disco e si deve rimanere ad aspettare il fabbro con il flessibile fino alle 4.30 del mattino per poter tornare in albergo. E può anche capitare che "il poliziotto" investe un''auto nel parcheggio di un''autogrill portandoli via il frontalino ed evitando miracolosamente di farsi male. Capita che Capitan Costina non arrivi a una rotonda perché ha ingolfato la moto. Capitano un sacco di cose, insomma, e io son sempre a caccia di riders e mi aiuto con la mia macchina fotografica che al posto di immortalare moto continua a catturare persone, perché cerca anche lei.
Cerco anche al raduno, in mezzo a migliaia di persone, a decine di stand che propongo gadget Harley®, magliette, caschi-scodella non omologati, giubbotti, patch, spille. Cerco in mezzo alle esposizioni di moto ufficiali Harley® e in mezzo alle esposizioni di moto customizzate da matti che trasformano un mezzo di trasporto in una scultura dalla guida improbabile che però è talmente bella che non ti stupisci neanche se ti dicono che costa 60.000 euro. Cerco in mezzo a quelli che stanno in parata, o che partecipano a una specie di "sfilata". Ma di Riders nessuna traccia. Quello che non è venuto in moto perché gli è nato il bimbo e allora ha la moglie in macchina e il passeggino nel baule? Quello che fa un burnout, cioé fa slittare la gomma posteriore da fermo facendo fumo? Quello ciccione enorme che ogni volta che passi dallo stand è sempre lì seduto, sempre nella stessa posizione che forse non è più vivo? La strafiga che fa vedere il culo in moto? Niente, nessuna traccia di rider. Forse è per colpa dell''evento. Forse è perché non ci sono rider tra gli harleysti. Perché alcune cose le ho capite. Il successo dell''Harley Davidson®, per esempio, si basa su tre fattori. Primo: le moto sono facili da guidare, soprattutto quelle piccole come la mia. Infatti non ho mai visto una percentuale così alta di donne alla guida di una moto come nel popolo dell''Harley®. Secondo: la moto è più importante della persona e quindi chiunque può emergere investendo soldi per rendere la sua Harley Davidson® più bella delle altre. Terzo: l''Harley Davidson® è organizzata alla perfezione per "tirarti" dentro questa comunità. Appena compri la moto comincia a coccolarti dicendoti che fai parte di un gruppo, seducendoti con una spilla, spedendoti una rivista che ti dice cosa puoi fare e dove puoi andare con la moto, invitandoti ai raduni, agli eventi. Irresistibile. Bravi. Bravissimi. Però di riders nessuna traccia. E così quando arriva il momento di tornare un po'' ci son rimasto male. Ho fatto un sacco di foto, visto un sacco di cose, dormito 6 ore in tre giorni, ma non ho trovato nessun rider. E quindi salgo in sella per spararmi insieme al Varese Chapter i 600 km di ritorno con un po'' di delusione. Però poi capita una magia. Quando sono lì sulla moto che "galleggio" in autostrada in mezzo al gruppo, comincio a pensare a un sacco di cose. E capisco che non dovevo mica andare così lontano per trovare i rider, perché ce li ho attorno. E già, sono proprio loro i rider, il Varese Chapter e ce li ho sempre avuti sotto gli occhi. Non è forse una rider la Tiziana, che scivola in moto e con un polso praticamente rotto si rimette in sella come se niente fosse? E non è un rider Paride che si sbatte come un matto guidando quella bestiona della sua moto come se fosse una bicicletta per fare in modo che tutti gli altri stiano bene? E non è forse un rider Capitan Costina, che si spara 1200 km anche se l''autostrada gli fa un po'' paura? E non è più rider di tutti il Raffy che ha sempre un sorriso per ogni magagna, sempre una soluzione, sempre una spalla su cui appoggiarsi? E non sono tutti dei veri rider questi harleysti del Varese Chapter che magari sembrano adulti e alcuni han perfino moglie e figli e han superato i 50 ma invece son bambini che giocano ai motociclisti americani? Come si fa a non volerli bene? E mentre penso tutto questo, ecco, siam già arrivati a Milano, è tempo di salutarli, alzo il braccio e il Varese Chapter sfila via. Ciao ragazzi, al prossimo viaggio. Ciao Riders.
Luca Maragno
Allegati: Nessun file allegato. |
| |
|